Non c’è nulla che permetta
ad un uomo di aver successo nella vita,
come la capacità di comunicare…
H. Ford

Hai mai pensato a quanto la comunicazione sia importante? Quanto è importante trasmettere informazioni, sognando, ispirando, guidando, formando anche dal profilo umano, nelle soft skills, e non solo prettamente concettuale? E per far questo, si pongono i riflettori su un tema sempre attuale e importante: la comunicazione.

In questo senso, è positivo, prima di continuare la lettura, prendere visione di questo video: emblema di quanto nella comunicazione siano determinanti l’entusiasmo, la passione e il credere in ciò che si esprime.
E’ tratto dal film che narra la storia di Enzo Ferrari.

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Comunicare è sedurre, nel senso latino del termine: condurre a sé… Comunicare significa anche riuscire ad entrare nel cuore dell’interlocutore, lasciare un segno.
Nel video Castellitto, interpretando la figura di Enzo Ferrari, ci fa comprendere come toccando i tasti giusti, con convinzione, con entusiasmo, credendo profondamente in ciò che si trasmette, i risultati arrivino.

In ogni comunicazione, ciò che rimane, ciò che si ricorda, ciò che impatta di più nell’interlocutore oltre ai dati razionali, sono elementi emotivi.

La comunicazione è una delle soft skills (dall’inglese “abilità trasversali”) fondamentale in tutti i contesti della vita.

Che differenza c’è tra parlare e comunicare?

Cosa succede quando non comunichiamo nel modo giusto?
Nel tempo si creano delle forme di tensione, d’incomprensione e di dissidi… Siano essi nel campo familiare che professionale.

Ad un primo sommario esame della realtà, ascoltando un buon comunicatore potrebbe apparire sia nato con l’arte oratoria in tasca, al pari di Cicerone…

In realtà, imparare a comunicare in modo più efficace è possibile.

Certo, ci sono doti innate indiscutibili, così come persone che vantano un carisma naturale e che sono in grado di coinvolgere con spontanea immediatezza.
Anche in questo campo la guida di una persona competente, la voglia di mettersi in gioco, uniti all’azione, permettono comunque di acquisire sempre nuove strategie e capacità.

E in questo senso, ritorno con la mente a 27 anni fa quando, alla fine di un corso, venne chiesto dal trainer di dare un feed-back finale ai partecipanti. Io fui l’unica su 38 persone che non riuscì a dire nulla, pur provando un turbinio di emozioni positive e la voglia di intervenire.
La sensazione di avere una camicia di forza che mi impedisse di essere me stessa, mi portò poi a superare il limite dato dalla paura del giudizio e della critica che spesso imperano nelle relazioni.
Tornai a casa con un profondo senso di frustrazione, determinata a far in modo che ogni nuova occasione sarebbe stata utile per vincere questo blocco e migliorare la mia comunicazione…

Eccome si può apprendere!

Quante volte ci lasciamo bloccare dalle nostre paure? Quante volte ci si sente insicuri ed imbarazzati nel presentarci agli altri? E ancora, quante volte ci manca il coraggio di esprimere i nostri sentimenti e stati d’animo?

Quanto influisce la nostra comunicazione sui rapporti con le persone con cui entriamo in contatto, siano essi i colleghi, i famigliari, gli amici, i clienti…

Comunicare nel giusto modo è fondamentale per poter far valere le proprie idee, per sostenere le proprie opinioni, per poter esprimere un concetto.

E quanto è importante la comunicazione con noi stessi?

E’ sì fondamentale saper comunicare con gli altri ma ancor più importante è il saper comunicare con se stessi.
Conoscersi per farsi conoscere, saper comunicare, saper trasmettere emozioni.

In ogni essere umano sono racchiuse grandi potenzialità spesso nascoste dalle paure, dai limiti o difetti che sono fonte di disagio e malessere.
All’origine di questo malessere risiede la convinzione di essere inadeguati, di non avere particolari doti, particolari qualità : “Non sono una persona brillante, non ci so fare, non sono all’altezza, non ho sufficiente carattere…”

In poche parole mancanza di autostima

Tutto questo genera stati emotivi negativi che incidono sulla vita di ciascuno influenzando anche e soprattutto i rapporti con le persone che ci circondano.

Nel corso degli anni abbiamo assistito al passaggio dall’era in cui nozionismo e tecnicismo erano gli unici fondamenti di un buon lavoro, all’era della comunicazione e dell’importanza del rapporto.
Al giorno d’oggi non è solo importante saper svolgere un lavoro in modo preparato e professionale, bensì saperlo svolgere con altre persone.
Gestire un gruppo di collaboratori, essere in grado di appianare i conflitti e le divergenze che si creano con terze persone e con tutto il personale è sicuramente una dote che conferisce ad ogni professionista valore e stima da parte di chi, giornalmente, collabora con lui.
Non solo all’interno del gruppo di lavoro ma anche nei rapporti con l’esterno, a parità di prezzi, servizi e qualità ciò che convince una persona a rivolgersi ad uno piuttosto che ad un altro professionista è sicuramente il livello di fiducia che questi sa conquistare.

E qual è lo strumento più efficace per conquistare rispetto, stima e fiducia?
Una buona comunicazione, la capacità di creare un buon rapporto con il nostro interlocutore, il saper ascoltare.

In un rapporto professionale, ma anche personale, perché nascono conflitti e incomprensioni?
Perché il più delle volte non si è capaci di ascoltare, ci si concentra su quello che si deve dire e su come si deve ribattere, non dando importanza al nostro interlocutore. Si interpreta secondo la propria mappa del mondo i messaggi, dando per scontato che anche il nostro interlocutore debba avere lo stesso punto di vista.

Ogni tanto qualcuno esordisce dicendo che se abbiamo solo una bocca e due orecchie ci sarà un motivo, infatti la comunicazione va al di là delle parole.
Si tende a dare troppa importanza a ciò che si dice, mentre è il come si comunicano le cose che fa la differenza.

Un po’ di numeri

Gli studi effettuati sulla comunicazione dimostrano che le parole hanno una minima incidenza sull’impatto comunicativo. Infatti, le percentuali della comunicazione sono:
– 7% parole, predicati verbali
– 38% voce: tono, timbro, inflessione, volume, ritmo
– 55% fisiologia: contatto visivo, postura, respirazione, espressioni del volto, gestualità, distanza dall’interlocutore.
I movimenti del corpo, le espressioni del viso sono elementi fondamentali della comunicazione.

Sono certa che da bambini, sentendo pronunciare dai genitori il proprio nome, il tono e il modo era utile indicatore di cosa volevano comunicarci: accoglierci, sgridarci, o semplicemente chiamarci.

La cultura scolastica ha privilegiato in passato il contenuto, più che la forma nella comunicazione.
Un tempo chi padroneggiava le nozioni poteva rivestire un vantaggio competitivo a livello professionale, ora si unisce alle capacità tecniche, la sempre maggior richiesta di abilità trasversali.
Diventa fondamentale quindi saper codificare questi messaggi, saper codificare quella che è la comunicazione non verbale.

Prestare attenzione a tutto questo, per diventare buoni comunicatori è un must!

Oltre a ciò è fondamentale credere che imparare a migliorare la propria comunicazione sia possibile.
Perché credendoci, attraverso gli strumenti giusti, le strategie e le conoscenze a volte i sogni possono diventare contagiosi…