Le emozioni: un mondo misterioso, dove è ancora poco chiaro cosa effettivamente siano e a cosa servono. Negli ultimi anni la ricerca in psicologia si è focalizzata nel creare alcuni modelli teorici che spiegassero effettivamente il loro funzionamento.

Dagli anni 60 ne sono nati molti, che spiegano come le emozioni si apprendano attraverso condizionamento o associazioni (Pavlov), oppure siano strutturate tramite il pensiero e la percezione della realtà (Lazarus), o che siano semplicemente frutto di attivazioni innate di alcune aree corticali e modulate in un secondo momento dalle esperienze fatte in vita.

A livello evolutivo, hanno un’importanza fondamentale: possono essere considerate dei messaggi, il cui scopo è quelli di segnalarci come reagiamo all’ambiente esterno, cosa ci potrebbe fare del male o cosa, al contrario, promuova la sopravvivenza e lo sviluppo della nostra specie.

Tante volte a livello razionale e cognitivo sono poco comprese: perché solitamente ci manca la giusta chiave di lettura per interpretare effettivamente cosa ci stanno dicendo. Tutte le emozioni hanno un loro senso, e non vanno considerate sbagliate o fuori luogo.

Altrettanto importante a livello ancestrale è la loro manifestazione a livello fisico: l’esternazione di determinati sentimenti e sensazioni aiutano i nostri interlocutori a capire il nostro stato d’animo in determinate situazioni, aiutando così i membri del  “branco” a capire come aiutarci, promuovendo una più forte connessione e aggregazione a livello evoluzionistico, o societario.

La natura, come sempre, si è ingegnata cercando di mantenere una certa congruenza in queste manifestazioni, o meglio espressioni, almeno delle emozioni più comuni.

Nel 1972, Paul Ekman definì l’esistenza di 7 emozioni primarie nell’essere umano (quelle vissute più spesso e in maniera più riconoscibile), che indipendentemente dalla cultura, dalla storia o dalla personalità di ciascuno si manifestano allo stesso modo in ognuno di noi. Sono:

  • Felicità
  • Rabbia
  • Disgusto
  • Disprezzo
  • Paura
  • Tristezza
  • Sorpresa

Infatti, studiando tutte le dinamiche delle microespressioni facciali, Ekman concluse che ognuna di esse si manifestava attraverso contrazioni degli stessi muscoli, con le stesse distensioni e movimenti del volto. Non importava se la persona venisse dall’Italia, dalla Svizzera, da New York, da Deli o dalla Nuova Guinea: le espressioni sono simili e si manifestano allo stesso modo.

Questo diede spazio alla teoria universale delle emozioni: non importa quanto siamo diversi, tutti dimostriamo ciò che proviamo nello stesso modo. Questo rappresentò un grande passo in molti ambiti della psicologia e della neuropsicologia, ed è ancor oggi soggetto di molti studi del linguaggio non verbale nell’essere umano.

Siamo in un mondo talmente diverso, che cambia così velocemente, dove ognuno ha la propria storia, il proprio vissuto, le proprie ferite, le proprie vittorie: alcune cose rimarranno sempre immutate,  ricordandoci che nel bene o nel male, in ognuno di noi c’è ancora quella scintilla ce ci ricorda da dove proveniamo.

Unendoci in una complessità chiamata esistenza.

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